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Diplomazia pontificia: il Presidente della Georgia a Roma.

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photo: www.acistampa.com

Durante la sua visita in Vaticano, il presidente di Georgia Zourabichvili ha firmato due memorandum tra Santa Sede e Georgia, uno con la Congregazione dell’Educazione Cattolica e uno con il Pontificio Consiglio della Cultura. È l’inizio di una fattiva collaborazione tra i due Stati, dopo che la Georgia in due anni ha visto la visita di Segretario di Stato vaticano e segretario per i rapporti con gli Stati. 

Un incontro cordiale, durante il quale Papa Francesco non ha mancato di rimarcare anche la sua relazione personale con il Patriarca di Georgia Ilia, che ha permesso di mettere a punto i prossimi passi per ulteriormente migliorare le relazioni diplomatiche. La presidente di Georgia Salomé Zourabichvili è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco il 18 giugno, al culmine di un viaggio di tre giorni dedicato esclusivamente alla Santa Sede – una rarità, per i Capi di Stato, che in genere approfittano dei viaggi in Vaticano per curare anche i rapporti bilaterali con l’Italia.

Parlando con ACI Stampa dopo l’incontro con Papa Francesco, la presidente di Georgia ha delineato le sfide che aspettano ora questa nuova stagione di relazioni diplomatiche, che saranno caratterizzate soprattutto dai temi dell’educazione e della cultura.

“Sono rimasta impressionata – dice il presidente di Georgia – di come il Santo Padre caratterizzi la sua relazione con la Georgia e con il Patriarca di Georgia, che chiama ‘ uomo di Dio’ e definisce il leader religioso a lui più vicino. So che questa vicinanza di Papa Francesco al Patriarca Ilia è ricambiata dal Patriarca a livello personale”.

Per la presidente Zourabichvili, le relazioni con la Santa Sede sono cruciali perché la Georgia “è una delle nazioni cristiane più antiche”. Allo stesso tempo, la Georgia è una nazione giovane, che ha riguadagnato l’indipendenza dall’Unione Sovietica solo dal 1991, e quindi per la presidente una delle priorità è “l’educazione di questa nuova generazione che non ha conosciuto il sistema sovietico, che vive molto più libera, ma ha bisogno di essere formata, di avere una cultura più aperta sul mondo e maggiormente conosciuta al livello internazionale”.

La presidente sottolinea che il suo Paese ha moltissimo da dare al mondo “con la sua cultura e civiltà, e quindi affermarsi come parte piena della comunità internazionale, in primo luogo dell’Europa con la quale condivide i suoi valori”. È una nazione che non si vuole chiudere in se stessa. E’ consapevole di essere collocata in una regione difficile, laddove durante secoli di incursioni e talvolta invasioni la “sopravvivenza stessa della Georgia è un miracolo”. Ma – dice la presidente Zourabichvili – “siamo sopravvissuti grazie alla fede, e alla Chiesa che ha giocato un ruolo importante nel preservare lo Stato e la sua indipendenza; e ugualmente grazie alla nostra tolleranza in quanto anche in periodi di guerra con vari imperi di altre confessioni religiosi da noi minoritarie, quelle minoranze sono sempre state lasciate libere e accettate nel nostro Stato”.

Per la presidente, questa tolleranza è un principio essenziale oggi, “perché quando una nazione ha alcuni suoi territori occupati non si può permettere nessun’altra forma di divisione”.

Il tema della tolleranza è stato affrontato con il Papa, così come quello dei territori occupati. Sono i territori occupati dalla Russia, le regioni dell’Abkhazia e di Tskhinvali; quest’ultima ben conosciuta dalla diplomazia pontificia e visitata dal “ministro degli Esteri” vaticano Paul Richard Gallagher nel 2018 e dal Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel 2019.

“Ho descritto al Santo Padre – dice la presidente – la terribile condizione delle popolazioni su tutte e due le parti della linea di occupazione. La situazione è aggravata costantemente dallo spostamento di tale linea, da ricorrente prese di ostaggi, dalle gravi violazioni dei diritti umani, e infine dalla pandemia. Gli ho chiesto un aiuto, tramite la diplomazia pontificia, per favorire una de-escalation. La Georgia, che ha preso la decisione di rinunciare all’uso delle armi e ha rispettato tutti gli impegni del cessate-il-fuoco del 2008, necessita l’appoggio dei nostri partners per facilitare la de-escalation e, quindi, il dialogo”.

La Santa Sede, continua la presidente, può giocare un ruolo rilevante anche nella diplomazia parallela, specialmente quando si tratta di negoziare per il rilascio di ostaggi, laddove noi non possiamo avere molti contatti e la nostra influenza è limitata”. In tal caso, un intervento della Santa Sede sarebbe “un messaggio molto importante per la popolazione georgiana”.

La presidente ha anche parlato con il Papa della “difficoltà per i piccoli Stati a fare sentire la loro voce sulle questioni globali” ; “sarebbe interessante – aggiunge – creare un network dove scambiare pareri ed idee ed attrare l’ interesse delle nazioni più grandi”.

Tra gli incontri della presidente, uno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, dove un tema è stata il Global Compact per l’Educazione lanciato da Papa Francesco. “Include priorità comuni, come la risoluzione dei conflitti, l’educazione, il ruolo delle donne, la cura dell’ambiente – cosa, quest’ultima, molto importante per noi che viviamo in una nazione piccola ma rappresentativa di tutta la biodiversità del pianeta”.

Le tematiche prettamente culturali sono state trattate durante incontri al Pontificio Consiglio della Cultura, all’Archivio di Propaganda Fide e con il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta. Si è parlato di concerti di musica che mostrino al mondo la cultura di Georgia in campo musicale, in tutta la sua varietà, ma anche scambi di studenti con i Musei vaticani, dove di certo i giovani georgiani potrebbero sviluppare e affinare le loro tecniche di restauro di icone e dipinti, o imparare altri tipi di tecniche, e quindi portare le loro competenze in Georgia, dove c’è un enorme patrimonio culturale da mantenere e preservare.

Due “Memorandum” sono stati firmati tra gli Stati, uno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, uno al Pontificio Consiglio della Cultura, iniziando così una fattiva collaborazione.

La cooperazione con gli archivi vaticani è da sottolineare; in effetti lì si trovano documenti “importanti per tracciare la storia delle relazioni della Georgia con i Papi e della presenza culturale della Georgia nei vari secoli”. All’Archivio di Propaganda Fide, la presidente ha potuto leggere, tra altri documenti, una lettera del monaco Sulkhan-Saba Orbeliani, uno dei padri della diplomazia georgiana – quando era Ministro degli Esteri, ha deciso di intitolare a lui il giorno della diplomazia – che “si era recato dal Papa Clemente XI per chiedere maggiore cooperazione con la Georgia e il suo appoggio in tempi turbolenti. Questa missiva rimane un segno simbolico della vicinanza che sempre vogliamo coltivare con la Santa Sede.”

 
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