La collezione oggi appartiene al Governo georgiano e unisce storia sovietica, memoria imperiale russa e tradizione vinicola georgiana: la Georgia, come tutti i Paesi dell’area geografica in prossimità del Mar Nero e dell’Armenia, è la “culla” mondiale del vino, vantando reperti archeologici che risalgono ad almeno 8.000 anni e che il Governo, per l’appunto – come riferisce Reuters – intende valorizzare anche attraverso la futura scuola di formazione.
Nell’ex Repubblica Sovietica ci sono comunque 500 varietà autoctone tra cui Rkhasiteli, Saperavi, Mtsvani e Alenadrouli, che è il vitigno utilizzato tra l’altro per la produzione del Khvanchkara, il rosso preferito da Stalin che sembra avesse offerto anche al Presidente americano Franklin D. Roosevelt ed al Premier britannico Winston Churchill (anch’egli grande appassionato di vino, soprattutto dello Champagne Pol Roger) nello storico incontro di Yalta nel 1945, almeno stando all’azienda importatrice statunitense Dozortsev & Sons che commercializza anche vini georgiani.
Di certo c’è che Stalin era un appassionato bevitore e collezionista di vino. La sua raccolta include bottiglie provenienti da celebri tenute di Bordeaux, un tempo appartenute allo Zar Alessandro III di Russia e al figlio Nicola II: la collezione imperiale dei Romanov fu, infatti, sequestrata dai sovietici dopo la Rivoluzione Russa del 1917 e Stalin stesso ne divenne il custode, arricchendo, nel tempo, la cantina con le sue varietà georgiane preferite. Intanto, l’apertura del caveau ha già attirato a Tbilisi anche collezionisti stranieri da tutto il mondo.
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03/06/2026



