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Bera Ivanishvili, figlio di Bidzina, fondatore del partito maggioritario in Georgia Sogno georgiano, è stato recentemente coinvolto in uno scandalo intercettazioni, che ha causato un crollo della sua popolarità su Tik Tok...

Cattura
Bera Ivanishvili. Photo: sova.news

Il 6 marzo scorso l’opinione pubblica georgiana è venuta a conoscenza di esplosive conversazioni personali tra Bera Ivanishvili, figlio dell’uomo più ricco della Georgia e fondatore del partito Sogno Georgiano, e Irakli Gharibashvili, il primo ministro del paese. I due uomini sembra stessero discutendo di violenze commesse contro persone (alcune delle quali ancora studenti) che si erano azzardate ad esprimere online critiche nei confronti di Bera Ivanishvili.

Non vi sono state conseguenze legali per queste presunte violenze o contro chi le avrebbe istigate. Al contrario, il canale televisivo che ha mandato in onda l’intercettazione, TV Pirveli, è sotto attacco da parte del governo per presunta diffusione di informazioni false. Nel frattempo, Bera Ivanishvili e Irakli Gharibashvili non pagano pegno.

Ma sono riusciti davvero a farla franca? La discussione pubblica successiva all’incidente ha provocato un’ondata di negatività nei confronti di Bera Ivanishvili, anche sul suo social media preferito, TikTok. Questa negatività ha infranto la facciata della sua celebrità, un’immagine di intoccabile offuscata da presunte violenze di cui si sarebbe macchiato nella vita reale.

Il principe dei gangster

In un’intervista al canale di notizie filogovernativo Imedi, Bera Ivanishvili ha riassunto i duri giudizi espressi contro di lui come espressi da chi “non ha amore per la propria madre”.

Donne non viste quindi come persone ma come terreno di controversia. Tali “madri” esistono solo in relazione ai propri parenti maschi, non di per se stesse. L’insulto contro una madre è quindi un problema solo perché rappresenta una minaccia per il figlio/padre/fratello/ marito. L’amore della propria madre, quindi, non è l’amore per la donna stessa, ma piuttosto dell’onore che le è correlato e l’amore verso il proprio status di “vero uomo”.

In questa mentalità, punire qualcuno che ha insultato la propria madre è agire per controllare il danno inflitto all’onore. La vera madre, quella vivente e che respira, rimane invisibile. Non la vediamo, non la sentiamo, non esiste oltre l’orgoglio di suo figlio.

L’argomentazione usata da Bera Ivanishvili era efficace ed avrebbe dovuto funzionar bene ma, sfortunatamente per lui, il suo tenattivo di utilizzare un tocco “popolare” non ha fatto altro che rivelare il suo status elitario.

Bera in passato ha cercato di mostrarsi come una persona normale, come un artista hip hop e padre di famiglia che non desiderava altro che condividere le sue gioie con i propri fan su Tik Tok.

Questo, naturalmente, omettendo che era anche il figlio della persona più ricca e più politicamente influente in Georgia.

Bera Ivanishvili però non solo ha preso parte alle campagne politiche di suo padre, ma è arrivato a paragonare suo padre – che attualmente dice di essersi “ritirato” dalla politica – ai “gloriosi re” del passato. Se suo padre è un re, le azioni di Bera Ivanishvili si adattano perfettamente a quelle di un principe viziato. Mandare lacchè a punire ragazzini che non si sono comportati bene con il principe… Questo è esattamente il tipo di meschinità e violenza che deriva dal potere assoluto e dal privilegio regressivo di essere il sovrano medievale di un paese – o forse è più vicino il paragone con il suo equivalente moderno, quello di un gangster negli anni ’90.

Ragioni di speranza?

Verso la fine della sua intervista a Imedi, Bera Ivanishvili ha parlato della diffusa ostilità che ha ricevuto su TikTok. E’ molto popolare su questa piattaforma, con quasi cinque milioni di follower. Il contraccolpo su TikTok è l’unica cosa per cui non incolpa l’opposizione politica della Georgia, nello specifico il Movimento Nazionale Unito. E ai miei occhi, sembrava che questo fosse anche l’unico contraccolpo di cui era sinceramente rattristato.

Nel frattempo, sulla piattaforma stessa, è rimasto in silenzio, forse per paura di alimentare ancora più risentimento. Quello che Bera Ivanishvili sembra non capire è che le critiche online degli “haters” sono una parte naturale dell’ecosistema dei social media (“haters gonna hate”, in altre parole), ed è anche parte integrante della cultura delle celebrità che lui sembra cercare così attivamente attraverso la sua carriera musicale e i suoi video su TikTok.

È la lontananza delle celebrità dagli “odiatori”, è il loro status irraggiungibile, destinatari quasi sovrumani di invidia e ammirazione, che dà loro potere. Certo, possono essere meschini e possono fare i prepotenti, ma mai nei confronti della gente comune: ad esempio, un rapper famoso può avere una disputa pubblica con un altro rapper famoso, ma non può permettersi di essere visto rimproverare un commesso di un minimarket in un video.

Questo differisce dal codice di difesa dell’onore maschile che accomuna re e mafiosi – in cui qualsiasi insulto deve essere affrontato con una rapida punizione. Una celebrità online al contrario non solo deve accettare la rabbia del pubblico, ma è effettivamente sostenuta da essa (come si dice: “Tutta la pubblicità è buona pubblicità”).

È così che il bisogno di Bera Ivanishvili di essere contemporaneamente un sovrano e una celebrità è giunto a una contraddizione fondamentale.

Nello sfruttare il suo potere ereditato da quasi-principe per esercitare un’azione presumibilmente violenta, ha inavvertitamente danneggiato il suo potere digitale come celebrità. Non si può avere tutto.

Peggio ancora per Bera Ivanishvili è che continua a dimenticare che TikTok è molto più diversificato dei conservatori che presume lo popolino. Un linguaggio macho antiquato, in cui l’onore e la violenza sono la valuta da usare, non si trasferisce così facilmente in un ambiente in cui la moneta è invece “mi piace” e “cuoricini”.

E’ risultato evidente dai commenti che Bera Ivanishvili ha ricevuto su TikTok che i suoi follower si immedesimano con le sue presunte vittime, ragazzi in età scolastica. Per quanto violenti possano essere i social media, in questo caso, sembra che gli utenti stiano denunciando la violenza digitale che si sposta nel mondo reale, soprattutto con una tale asimmetria di potere.

Questo mi ha portato a domandarmi se forse i giovani hanno detto basta al tipo di mascolinità fragile e tossica offerta da Bera Ivanishvili. C’è forse una speranza di ridefinire il genere in termini più equi, almeno nel regno simbolico e digitale? Dopotutto, la maggior parte della violenza maschile può essere goduta solo dagli uomini di denaro e potere, mentre per tutti gli altri è solo un sistema oppressivo che potrebbe trasformarli nelle prossime vittime di uomini come Bera Ivanishvili.

24/03/2021

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