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L'UE si pone come mediatrice nella crisi politico-istituzionale in Georgia. Nei giorni scorsi la visita del Presidente del Consiglio dell’UE Charles Michel a Tblisi, oggi a Bruxelles il primo ministro georgiano.

epa08612768 European Council President Charles Michel gives a press conference at the end of European summit in video conference format, in Brussels, Belgium, 19 August 2020.  Michel convened a special leaders' summit to discuss the situation in Belarus following the August 9 contested presidential election.  EPA/POOL / OLIVIER HOSLET
Presidente del Consiglio dell’Unione Europea Charles Michel. Photo: ansamed.info

La crisi in Georgia si è aperta con le elezioni politiche dell’ottobre 2020, tacciate come illegittime dall’opposizione. Da allora solo i rappresentanti di Sogno Georgiano siedono in parlamento, mentre 54 dei 60 seggi ottenuti dai partiti d’opposizione rimangono vuoti. Il 23 febbraio scorso con un blitz nella sede del principale partito di opposizione, il Movimento Nazionale Unito, è stato arrestato Nika Melia, segretario del partito, e questo ha portato ad un nuovo inasprimento della crisi.

Il 1 marzo, a tentare di aprire uno spiraglio nel muro contro muro tra maggioranza e opposizione, è arrivato nel paese il Presidente del Consiglio dell’Unione Europea Charles Michel.

 

L’Unione Europea mediatrice

La visita di Charles Michel ha segnato una possibile svolta nella crisi. Era già accaduto che – nel quadro di estrema polarizzazione delle parti – Sogno Georgiano e opposizione, più o meno unita, si avvalessero del sostegno di partner stranieri per ritornare ad un tavolo negoziale.

Davanti a questa crisi particolarmente allarmante Charles Michel ha dichiarato che è il momento per l’Unione Europea di accogliere questa prassi non come facilitatrice di incontri, ma come mediatrice, elevando quindi il ruolo politico dell’Unione nel processo. Questo è risultato evidente sia nei contenuti che nella forma con cui si è espressa l’attività di Charles Michel. Dopo 2 ore di incontro con gli esponenti del governo e dell’opposizione ha indicato una serie di sfide che la Georgia si trova ad affrontare: lo sviluppo economico, la coesione sociale, la crisi sanitaria dovuta al Covid19, la sicurezza e la stabilità.

Queste sei priorità secondo l’Ue devono essere affrontate attraverso delle riforme nei settori che stanno rendendo disfunzionale l’amministrazione dello stato. Stando a quanto trapelato su Radio Free Europe/Radio Liberty sono cinque i punti sottoposti all’attenzione delle parti durante l’incontro mediato da Charles Michel: la riforma elettorale, la riforma della giustizia, la questione dei prigionieri politici e della persecuzione politica, la ridistribuzione del potere all’interno del parlamento con un ruolo più incisivo per le opposizioni, potenzialmente nuove elezioni.

Durante la visita di Michel è stata fissata anche una prima scadenza per verificare lo stato della negoziazione, fissata per oggi 16 marzo, giorno in cui è programmato a Bruxelles un incontro nell’ambito del Consiglio di Associazione, ovvero un momento di verifica dell’Accordo di Associazione UE-Georgia entrato in vigore nel 2016. A Bruxelles sono presenti quindi oggi il Primo Ministro Irakli Garibashvili, accompagnato dai ministri della Giustizia, degli Affari Esteri, dell’Economia e dall’Ambasciatore UE in Georgia Carl Hartzell.

A Bruxelles ci sia aspetta quindi un primo bilancio sulle negoziazioni, che sono presiedute da una figura creata ad hoc per questa crisi da Charles Michel, un Rappresentante Speciale della Presidenza del Consiglio per mediare nella crisi.

 

I Rappresentanti speciali e le crisi georgiane

Come proprio rappresentante speciale Charles Michel ha indicato in concerto con l’Alto Rappresentante Josep Borrell l’ambasciatore Christian Danielsson, svedese, che ha rivestito incarichi di massimo livello nelle politiche di allargamento e di vicinato europeo. Danielsson è arrivato a Tbilisi il 12 marzo, con una agenda ricca di incontri che si sarebbero dovuti svolgere entro e non oltre il 14 marzo. Ha invece deciso di protrarre la propria permanenza di un giorno in virtù delle necessità emerse durante la negoziazione. Ha aperto la mediazione con incontri bilaterali preparatori con le delegazioni di maggioranza, opposizione, i rappresentanti della società civile e del mondo associativo georgiano, oltre che ovviamente con la Presidente georgiana Salomè Zurabishvili.

Gli incontri hanno coinvolto anche l’Ambasciatrice americana in Georgia Kelly Degnan. Non sono stati resi pubblici i margini di negoziazione identificati, ma è chiaro che ci sono questioni relativamente spinose che vedono le parti ad oggi su posizioni inconciliabili, come su nuove elezioni: la maggioranza le esclude, l’opposizione le trova imprescindibili.

Dieci giorni prima dell’arrivo di Christian Danielsson la Georgia, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud sono state visitate da un altro Rappresentante Speciale dell’Unione Europea, Toivo Klaar.

Klaar, insieme ai colleghi dell’OSCE e dell’ONU è co-presidente delle Discussioni di Ginevra, il formato che dal 2008 raduna i belligeranti della guerra russa-georgiana più gli Stati Uniti a un tavolo negoziale, e periodicamente visita la regione per consultazioni sui contenuti delle Discussioni di Ginevra, recentemente ritornate in presenza dopo la sospensione per Covid.

La 52esima sessione si terrà il 23 marzo. Come sottolineato da Michel, una delle sfide maggiori per la Georgia rimane la sicurezza nazionale, e non è certo una crisi interna a contribuire alla sua stabilizzazione.

Su più fronti e sulla spinta di emergenze di varia natura, l’Unione Europea è quindi sempre più coinvolta nelle vicende georgiane.

 

Un nuovo fronte

Che questa crisi politica non sia stata – e ancora non sia – come le altre lo si evince non solo dal fatto che sia stata creata una nuova figura istituzionale, ma anche dalla grande mobilitazione degli “amici della Georgia”. In prima linea i paesi baltici , ma poi anche tutta una serie di ambasciatori, analisti, che hanno sempre sostenuto il paese, hanno sollevato le loro voci perché la crisi finisse, si ritornasse a più miti consigli e si superasse il clima di tossica polarizzazione.

Il 6 marzo è esploso un nuovo scandalo: la TV Pirveli, vicina all’opposizione, ha trasmesso un’intercettazione fra Bera Ivanishvili, figlio dell’oligarca che ha fondato e di fatto guida Sogno Georgiano, e Anzor Chubinidze, capo dei Servizi Speciali di Protezione di Stato. Quest’ultimo viene invitato ad umiliare e intimidire alcuni utenti di social media che che avrebbero insultato la sua famiglia. Anche il Primo Ministro Irakli Garibashvili è coinvolto nelle intercettazioni, e plaude alla missione punitiva. Secondo TV Pirveli le intercettazioni risalirebbero al 2017, quando tutti gli attori coinvolti avevano già avuto o stavano avendo incarichi pubblici. Per i rappresentanti di Sogno Georgiano, intervenuti sulla vicenda, risalirebbero invece al 2010 o 2011, quando cioè tutte le parti interessate agivano come privati cittadini: Chubinidze nella protezione privata di Ivanishvili, Garibashvili nella sua Cartu Bank. A sostegno di questa tesi si sono mosse le emittenti vicine a Ivanishvili, che hanno intervistato Bera e Chubinidze  dando loro la possibilità di raccontare la propria versione dei fatti, mentre Garibashvili l’ha fatto durante un briefing di governo.

A sollevare un ulteriore polverone sono le conseguenze legali delle intercettazioni: la procura della repubblica ha messo sotto accusa l’emittente e chiede la fonte delle intercettazioni, ma come è noto nell’attività giornalistica le fonti godono di specifiche tutele. E di nuovo si pone il problema della politicizzazione della giustizia e fluisce altra benzina nel fuoco eterno della polarizzazione del quadro politico georgiano. La mediazione è solo all’inizio di questa salita.

16/03/2021

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